GLI ARTISTI

venerdì 19 settembre 2025

Renato Grieco – kNN

Un ordine delle cose

Elettronica, oggetti, dispositivi.

«Mentre mi trovavo in una stanza d’albergo a Zurigo, con un piede fresco rotto, quei furfanti che non sono altro di Brigantino vennero a me con una proposta: fare una performance basata sulla lettura ad alta voce. Da buoni amici quali sono, sanno che a casa mia si legge ad alta voce. Senza pretese, diritti o talento alcuno. Potrebbero essere stati addirittura coinvolti in questa pratica loro malgrado, di tanto in tanto. Si legge ad alta voce perché chi ascolta porti lo sguardo altrove. Per lasciare che una voce ci depisti dall’idea che avevamo della morfologia dei personaggi. O per il motivo opposto: perché le parole insinuino il loro timbro in una voce amica. Una lettura ad alta voce per coabitare. Pubblica, questa volta. Abbiamo capito subito che il testo da leggere in pubblico avrebbe dovuto attivare una sorta di smontaggio in chi ascolta. “Ci vogliono un sacco di parole a trabocchetto e di frasi a labirinto per mandare fuori strada il linguaggio e ritrovare il reale”».

kNN

Renato Grieco (Napoli, 1991) è un compositore napoletano. Dal 2012 si esibisce sia come artista solista (con il nome d’arte kNN) che in numerose collaborazioni in veste di performer e drammaturgo del suono. Cresciuto con una solida formazione musicale classica, ha iniziato a operare nel mondo della musica sperimentale ed elettroacustica prima come contrabbassista, per poi concentrarsi su dispositivi elettroacustici, registratori a bobina e sulla voce umana.

La musica di Grieco è una complessa cornucopia sonora che parte dalla metodologia della musique concréte e dell’hörspiel per arrivare a orchestrazioni in cui convivono strumenti rinascimentali e liuteria immaginaria. Archeologia fittizia, folklore speculativo, divertissement fluxus e hauntology sono il kernel della poetica di Grieco.

Ayşe Deniz Birdal

Toccami

Violoncello, canto.

Toccami è un quaderno di viaggio. L’artista ripercorre i luoghi della sua infanzia turca, adolescenza tedesca, i suoi soggiorni in Italia affidandone il ricordo al violoncello e al canto.La performace include composizioni originali di Ayşe, tra sperimentazione e ispirazione folk, insieme a “Troubadouritz” di Riccardo Perugini — un ciclo di canzoni ispirato alla musica e alle storie dei trovatori medievali.

Ayşe Deniz Birdal, nata a Istanbul nel 1996, ha iniziato gli studi al Conservatorio Statale di Istanbul a 13 anni e li ha proseguiti con Julius Berger ad Augusta. Vincitrice del primo premio al Rudolf Matz Strings Competition e del secondo all’International Johan Andreas Stein Strings Competition, in cui ha eseguito anche composizioni proprie come Sky-Cut. Si è esibita in numerosi festival internazionali e come solista con orchestre tra cui la Kaunas Philharmonic Orchestra. Il suo repertorio spazia dal classico-romantico alla musica contemporanea e folk del suo Paese, e si distingue per la sua passione per l’improvvisazione.

Menoventi

TEMPO X

dopo ogni performance

Menoventi trasforma l’intervallo in un momento di approfondimento – TEMPO X.
Un’occasione per avvicinarsi in maniera inconsueta al lavoro degli artisti di ULYSSES.

TEMPO X è il momento sospeso tra la fine
di un’esecuzione e l’inizio della sua elaborazione interiore. Menoventi cura questo passaggio, offrendo una cornice di parole, azioni e scenari che nascono da un confronto diretto con ciascun artista del festival.

Menoventi nasce nel 2005 e si stabilisce
a Faenza pochi anni dopo. I fondatori Consuelo Battiston e Gianni Farina collaborano con artisti italiani ed europei per generare opere che intersecano teatro, musica, radio, video e arti visive. Privo di una poetica definita a priori,
il gruppo adotta linguaggi e registri orientati dalle peculiarità del cuore tematico di ogni progetto, generando una raccolta eterogenea di oggetti scenici.

Unico punto fisso della ricerca è il pubblico, referente attivo che viene apostrofato, spiato, raggirato e che – volente o nolente – entra
nel gioco..

sabato 20 settembre 2025

Francesca Vitillo

Corpo Suono Spazio

Fisarmonica, danza, oggetti.

In “Corpo Suono Spazio”, la fisarmonica di Antonio Macaretti e la danza di Francesca Vitillo dialogano liberamente con lo spazio dell’Arena Borghesi, trasformandolo in un corpo sonoro e visibile. Tra improvvisazione contemporanea e percezioni site-specific, musica e gesto si intrecciano, esplorando relazioni, memorie e vibrazioni che emergono dall’architettura stessa, invitando il pubblico a un ascolto attento e partecipato dello spazio e del momento presente.

Francesca Vitillo – Danzatrice, ha collaborato con diverse realtà coreutiche, tra cui EgriBiancoDanza, Rame di Francesco Mangiapane e Dare to Share Collective. La sua ricerca è stata arricchita da incontri significativi con artisti quali Lukas Timulak, Akira Yoshida, Francesca Frassinelli, Luca Signoretti, Sandra Marin Garcia e Fabian Thomé. Ha preso parte a numerose residenze artistiche, in teatro e site-specific, con coreografi come Martina La Ragione, Lali Ayguadé, Valeria Zampardi, Alain El Sakhawi, Rocco Suma, Sarita Baldini, Davide Romeo e Loris Petrillo.

Antonio Macaretti

Corpo Suono Spazio

Fisarmonica, danza, oggetti.

In “Corpo Suono Spazio”, la fisarmonica di Antonio Macaretti e la danza di Francesca Vitillo dialogano liberamente con lo spazio dell’Arena Borghesi, trasformandolo in un corpo sonoro e visibile. Tra improvvisazione contemporanea e percezioni site-specific, musica e gesto si intrecciano, esplorando relazioni, memorie e vibrazioni che emergono dall’architettura stessa, invitando il pubblico a un ascolto attento e partecipato dello spazio e del momento presente.

Antonio Macaretti, Compositore e fisarmonicista, intreccia suono, gesto e respiro in un percorso che unisce composizione e improvvisazione. Le sue opere, eseguite in Europa e negli Stati Uniti, sono pubblicate da Bérben e Ars Spoletium. La pratica dell’Aikido (III Dan) ispira il suo approccio performativo e le collaborazioni con danza e teatro musicale.

Francesco Corvi – nesso

L’embodiment dell’effimero

Elettronica, video, codici.

L’Embodiment dell’Effimero è un progetto del artista sonoro e multidisciplinare Francesco Corvi, che prevede la riscrittura in tempo reale di software come mezzo espressivo e performativo.

In questa particolare performance, il focus dell’artista si sposta su come lo spazio possa divenire un elemento attivo all’interno di questo processo di ricodifica, prendendo parte alla riscrittura del software per generare timbriche, ritmi e texture e dando vita a comportamenti emergenti con cui il performer può entrare in dialogo.

Attraverso l’uso di speaker disposti in maniera non convenzionale, algoritmi di spazializzazione site-specific e un sistema di machine listening con cui il computer può monitorare il proprio output, la performance dialoga con l’architettura dell’Arena Borghesi, sondandone le caratteristiche acustiche ed esplorando comportamenti sonori emergenti. In questo contesto, lo spazio smette di essere un semplice contenitore e diventa un elemento attivo, capace di ispirare l’artista e influenzare la macchina.

Come nelle performance precedenti, l’opera si configura come una meditazione sull’impermanenza: un istante in cui umano, macchina e spazio fisico generano un fragile equilibrio, sempre sul punto di disfarsi, ma capace di produrre momenti di armonia fugace.

Francesco Corvi è un artista sonoro e multidisciplinare il cui lavoro esplora la creazione di temporalità astratte e stati alterati di percezione del tempo nella musica algoritmica, e la relazione tra embodiment e strumenti digitali in pratiche performative come il live coding e l’improvvisazione collaborativa. Il suo brano di debutto Time Debris, pubblicato su Superpang, ha ricevuto ampi consensi ed è stato incluso nel mix “Artist in Residence” di Autechre su BBC Radio. 

Sotto il suo secondo alias nesso, Corvi ha sviluppato un’identità sonora distintiva con varie release su etichette come Kaer Uik’s e Gin and Platonic, fondendo la sua ricerca nella musica algoritmica con estetiche deconstructed club, algorave e arte post-internet. Il suo stile è caratterizzato da ritmi complessi, texture rumorose e visualizzazioni iperattive, offrendo un’interpretazione imprevedibile e sperimentale della musica da club.

Menoventi

TEMPO X

dopo ogni performance

Menoventi trasforma l’intervallo in un momento di approfondimento – TEMPO X.
Un’occasione per avvicinarsi in maniera inconsueta al lavoro degli artisti di ULYSSES.

TEMPO X è il momento sospeso tra la fine
di un’esecuzione e l’inizio della sua elaborazione interiore. Menoventi cura questo passaggio, offrendo una cornice di parole, azioni e scenari che nascono da un confronto diretto con ciascun artista del festival.

Menoventi nasce nel 2005 e si stabilisce
a Faenza pochi anni dopo. I fondatori Consuelo Battiston e Gianni Farina collaborano con artisti italiani ed europei per generare opere che intersecano teatro, musica, radio, video e arti visive. Privo di una poetica definita a priori,
il gruppo adotta linguaggi e registri orientati dalle peculiarità del cuore tematico di ogni progetto, generando una raccolta eterogenea di oggetti scenici.

Unico punto fisso della ricerca è il pubblico, referente attivo che viene apostrofato, spiato, raggirato e che – volente o nolente – entra
nel gioco..

domenica 21 settembre 2025

Moe Yoshida,
i suoi amici, le sue amiche.

Kakkun

Automi, altri strumenti musicali.

“Ho deciso di creare una performance con automi fatti di legno e cartone che scendono da una piccola rampa. La struttura degli automi si basava su modelli tradizionali di giocattoli fai-da-te, con alcune modifiche e l’aggiunta di pezzi. L’automa più grande ha due piedi; quando scende la rampa emette il suono “kakkun”, una parola onomatopeica giapponese”

Moe Yoshida

Moe Yoshida, nata nel 1975 a Kakogawa, Giappone, vive e lavora principalmente a Bologna, con periodiche permanenze a Nova Gorica, Tokyo e New York. Laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna dopo gli studi all’Osaka University of the Arts, la sua ricerca artistica esplora i concetti di identità e memoria, indagando il corpo non solo come anatomia ma come linguaggio e narrazione. La sua pratica include performance, installazioni e creazioni di sculture, ha esposto in mostre personali e collettive in Giappone, Italia e all’estero presso Setagaya Art Museum (Tokyo), GALLERY TAGA 2 (Tokyo), Festival “Curated by” (Vienna). Ha inoltre collaborato a diversi progetti teatrali, presentati in teatri e spazi internazionali come NYU Skirball, Guggenheim, Suntory Hall e Cité de la Musique. Dal 2022 gestisce uno spazio-studio nel Borgo di Colle Ameno per laboratori, open studio ed eventi artistici.